Un prestigioso gruppo di lavoro del Dipartimento gastro-enterologico ed epatologico della Erasmus MC University di Rotterdam ha elaborato di recente una meta-analisi che ha voluto indagare il potenziale rischio di sanguinamenti intestinali correlati ai trattamenti con i nuovi anticoagulanti orali (NAO), confrontati con quelli ritenuti terapia standard con LMWH, warfarin o farmaci antiaggreganti piastrinici in svariate condizioni cliniche che ne richiedevano l'uso. I ricercatori hanno analizzato i dati di 43 studi randomizzati controllati per un totale di oltre 150.000 pazienti seguiti per un tempo variabile da 3 settimane a 31 mesi. In tutti gli studi erano esclusi i pazienti con storia recente di ulcera o con condizioni emocoagulative predisponenti fatti emorragici. Di questi studi:
8 erano relativi a pazienti con FA (in 7 di questi i NAO erano messi a confronto con warfarin)
21 a pazienti con chirurgia ortopedica (in 19 di questi i NAO erano confrontati con LMWH)
6 a pazienti con TVP (in 5 dei quali il confronto era fra i NAO vs LMWH seguita da warfarin)
2 a pazienti "medici"
5 a pazienti con SCA che prevedevano il confronto fra NAO e duplice antiaggregazione.
Tra i NAO, il rivaroxaban era quello più studiato (15 studi), seguito dall'apixaban (12 studi), dal dabigatran (10 studi), dall'edoxaban (4 studi) e dal betrixaban (1 studio). Questi i risultati:
l'OR per i sanguinamenti intestinali nell'intera casistica esaminata e per il pool dei farmaci utilizzati, pur con una sostanziate eterogeneità (I2 = 61%) è risultato di 1.45 (95% CI 1.07-1.97)
nei singoli sottogruppi di pazienti esaminati l'OR per i sanguinamenti intestinali è risultato:
0.78 (IC 95% 0.31-1.96) in quelli in profilassi dopo chirurgia ortopedica, con sostanziale sovrapponibilità in quelli trattati in maniera standard (0.2%) vs quelli trattati con i NAO (0.1%)
1.21 (IC 95% 0.91-1.61) nei trattati per FA, minore in quelli trattati in maniera standard (1.6%) vs quelli trattati con i NAO (2.1%)
1.59 (95% CI 1.03-2.44) nei pazienti in terapia per TVP, minore in quelli trattati in maniera standard (1.9%) vs quelli trattati con NAO (3.0%)
5.21 (95% CI 2.58-10.53) in quelli che erano trattati per SCA, significativamente maggiore in quelli trattati con i NAO (5.3%) rispetto a quelli trattati in maniera standard (1.0%)
tra i farmaci studiati, l'OR per il sanguinamento intestinale è risultato essere:
per dabigatran di 1.58 (95% CI 1.29-1.93)
per rivaroxaban di 1.48 (95% CI 1.21-1.82)
per apixaban di 1.23 (IC 95% 0.56-2.73)
per edoxaban di 0.31 (IC 95% 0.01-7.69).
Si può quindi affermare che nei pazienti in trattamento per TVP o per SCA i NAO hanno evidenziato un maggiore rischio di sanguinamenti intestinali rispetto a quello riscontrabile nei pazienti che ricevevano la terapia standard.
Holster IL et al. Gastroenterology 2013 Mar 4. pii: S0016-5085(13)00290-4 doi: 10.1053/j.gastro.2013.02.041
In dieci categorie di cibi le cause di una eccessiva introduzione di sodio
Negli USA e nelle popolazioni occidentali si consuma troppo sodio rispetto a quanto raccomandato dalle Linee Guida che ne consigliano meno di 2.300 mg/die in generale e 1.500 mg in popolazioni particolari (diabetici, ipertesi, neri). Come sappiamo, non basta non aggiungere sale alla dieta, ma conta soprattutto la quantità d...
Negli USA e nelle popolazioni occidentali si consuma troppo sodio rispetto a quanto raccomandato dalle Linee Guida che ne consigliano meno di 2.300 mg/die in generale e 1.500 mg in popolazioni particolari (diabetici, ipertesi, neri). Come sappiamo, non basta non aggiungere sale alla dieta, ma conta soprattutto la quantità d...
i sale contenuto negli alimenti che consumiamo. Un rapporto diffuso nel What We Eat in America, National Health and Nutrition Examination Survey, 2007-2008, pubblicato nel febbraio 2012, ha coinvolto 9.013 persone di età uguale o superiore a 2 anni. Di queste 7.227 hanno (o è stato per loro) completato un questionario (52% donne, 46% uomini, ispanoamericani e afroamericani compresi), e si sono avuti i seguenti risultati (vedi tabelle 2,3,4)
il consumo medio di sodio è stato di 3.266 mg/die, escludendo il sale aggiunto a tavola
il 44% del sodio consumato proveniva da 10 alimenti: pane e panini, carni trattate in vario modo, pizza, pollame, sandwiches, formaggio, piatti di pasta misti, piatti di carne misti e spuntini
più del 70% del sodio proveniva dai cibi stoccati nei magazzini
per la pizza e il pollame, rispettivamente il 51% e il 27% del sodio proveniva dai fast-foods, che rappresentano i pasti più critici.
In Europa la situazione non è sicuramente molto differente e, considerati i problemi per la salute (in particolare l'ipertensione) causati dal sodio, emerge quanto sia importante una politica educazionale sul suo consumo, sia rivolta alla popolazione sia rivolta ai ristoratori, ed è fondamentale l'impegno dei medici al riguardo. Lo studio calcola che ridurre il sodio di questi alimenti di ¼ può ridurne l'introito totale del 10%, prevenire 28.000 morti e risparmiare 7 miliardi di dollari nella sanità.
Vital Signs: Food Categories Contributing the Most to Sodium Consumption — United States, 2007-2008. Weekly, 2012 (February 10); 61(05): 92-98
SAil consumo medio di sodio è stato di 3.266 mg/die, escludendo il sale aggiunto a tavola
il 44% del sodio consumato proveniva da 10 alimenti: pane e panini, carni trattate in vario modo, pizza, pollame, sandwiches, formaggio, piatti di pasta misti, piatti di carne misti e spuntini
più del 70% del sodio proveniva dai cibi stoccati nei magazzini
per la pizza e il pollame, rispettivamente il 51% e il 27% del sodio proveniva dai fast-foods, che rappresentano i pasti più critici.
In Europa la situazione non è sicuramente molto differente e, considerati i problemi per la salute (in particolare l'ipertensione) causati dal sodio, emerge quanto sia importante una politica educazionale sul suo consumo, sia rivolta alla popolazione sia rivolta ai ristoratori, ed è fondamentale l'impegno dei medici al riguardo. Lo studio calcola che ridurre il sodio di questi alimenti di ¼ può ridurne l'introito totale del 10%, prevenire 28.000 morti e risparmiare 7 miliardi di dollari nella sanità.
Vital Signs: Food Categories Contributing the Most to Sodium Consumption — United States, 2007-2008. Weekly, 2012 (February 10); 61(05): 92-98
